Giochi a padel?
Occhio all’epicondilite!

Sintomi e cure del gomito del tennista

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In Italia il padel si sta sviluppando a macchia d’olio: la sua diffusione è in continua crescita perché si tratta di uno sport che può essere praticato in diverse condizioni tecniche e fisiche, ed è una valida attività motoria per tenersi in forma. Allo stesso tempo, però, c’è molta incertezza sugli effetti che questa attività può avere sul nostro corpo. Giocare a padel, quindi fa bene o male al nostro fisico?

dottor andrea ranelli

Il padel è uno sport molto simile al tennis: è chiaro quindi che chi lo pratica può andare incontro alle stesse patologie di cui può soffrire un tennista. Tra queste troviamo l’epicondilite, detta appunto “gomito del tennista”.

Questa patologia è la causa più frequente di dolore al gomito, a causa di una condizione infiammatoria-degenerativa dei tendini degli estensori del polso e delle dita della mano, a livello dell’epicondilo omerale. Le cause sono i microtraumi e gli sforzi ripetuti che superano l’elasticità e la resistenza dei tendini (per esempio sollevare, avvitare, afferrare, impattare ecc.).

I sintomi dell’epicondilite

La sintomatologia del gomito del tennista è caratterizzata da dolore a livello dell’epicondilo che può irradiarsi lungo la regione estensoria dell’avambraccio e si accentua nello stringere il pugno o nel prendere oggetti. La pressione sull’epicondilo e l’estensione contro resistenza del dito medio della mano e del polso generano quindi una sensazione di dolore. L’ecografia può essere di aiuto nella diagnosi.

Come si cura l’epicondilite? Tutte le terapie.

Cosa dobbiamo fare se cominciamo ad avvertire questo tipo di dolore mentre pratichiamo il padel? La terapia si basa sul riposo funzionale, uso di antinfiammatori e terapia fisica per ridurre il dolore. In particolare, può essere utile la mesoterapia con iniezioni sottocutanee di analgesici e antinfiammatori o l’infiltrazione in loco con cortisonico a lento rilascio. Nei casi più gravi e resistenti alle terapie mediche si può arrivare all’intervento chirurgico di disinserzione dei tendini dall’epicondilo.

L’approccio fisioterapico all’epicondilite

Se trascurata, l’epicondilite può peggiorare al punto da far avvertire una scossa mentre si eseguono gesti quotidiani come girare la chiave nella serratura o semplicemente sollevare una bottiglia d’acqua. Il riposo ed eventualmente il ghiaccio locale purtroppo non sempre sono sufficienti a risolvere l’infiammazione: c’è quindi bisogno di fare fisioterapia.
Dottoressa Sara Pepperosa

La terapia strumentale: tecar, laser, ultrasuoni e onde d’urto

Il primo passo è quello di ridurre l’infiammazione e il dolore attraverso l’utilizzo di vari strumenti. La tecar agisce in modo endogeno stimolando un aumento della temperatura interna; il laser apporta importanti stimoli biologici nei tessuti più profondi tramite l’emissione di raggi luminosi; l’ultrasuono invece tramite l’irradiazione ultrasonora produce un effetto pulsante meccanico (micromassaggio) e un effetto termico che facilitano ed esaltano gli scambi cellulari e intracellulari. Nei casi in cui tutto questo non fosse risolutivo si può ricorrere all’onda d’urto, che ha come obiettivo quello di aumentare la vascolarizzazione delle cellule e quindi di riattivarne il metabolismo in modo da formare nuovi vasi sanguigni.

La terapia manuale: massaggi ed esercizi di stretching

Successivamente la muscolatura dell’avambraccio va decongestionata tramite massaggio: si allunga la muscolatura con specifici esercizi di stretching e viene applicato il kinesio taping per favorire la circolazione del sangue e della linfa per ripristinare cosi la giusta tensione muscolare.

RICORDA CHE:

Solo con la supervisione medica e una giusta terapia si può pensare di poter riprendere la pratica di gioco senza rischiare di andare incontro a eventuali recidive, accelerando così anche i tempi di recupero.

Con l’aiuto del preparatore atletico, inoltre, sarà possibile riprendere in modo corretto il gesto atletico.

VUOI EVITARE DI FARTI MALE DI NUOVO?

L’importanza della preparazione atletica per evitare l’epicondilite e altri traumi

Pur contando su un numero di appassionati sempre più significativo, per quanto riguarda il padel non ci sono molti studi per stabilire una preparazione atletica e una casistica infortuni totalmente specifica.

dottor luca damiani
Tra i traumi più frequenti che si verificano nel padel possiamo comunque citare:
Lesioni e traumi alla cuffia dei rotatori

Lesioni e traumi alla cuffia dei rotatori

Il movimento rotatorio del braccio e l’uso della spalla per imprimere forza al colpo possono portare a patologie dell’articolazione della spalla. Un disturbo anche noto come la “spalla del nuotatore”.

Lesioni al tendine d’Achille

Gli impatti con il terreno di gioco e i repentini cambi di direzione tipici del padel, così come del tennis, possono portare a lesioni e infiammazioni del tendine d’Achille.

Lesioni al tendine d’Achille
Epicondilite gomito-del-tennista

Epicondilite/gomito del tennista

Anche i giocatori di padel ne potrebbero soffrire: l’epicondilite è il classico dolore degli sportivi che utilizzano la racchetta.

Lesioni ai tendini dei bicipiti

Così come per i tendini di gomito e spalla, anche quelli del braccio possono venire traumatizzati dal sovraccarico funzionale dovuto al movimento tipico del tennista.

Lesioni ai tendini dei bicipiti
Lombalgia

Lombalgia

Il dolore alla bassa schiena è un male tipico dei tennisti e può colpire anche i giocatori di padel. Posizione di gioco, scatti, torsioni violente: tutti elementi che vanno a pesare sulla colonna vertebrale e sui gruppi muscolari che la interessano, specialmente nella zona lombare.

Il programma Top Physio per evitare gli infortuni:

Un training di 12 settimane con percorsi motori specifici

Oggi è sempre più importante svolgere esercizi per prevenire l’insorgenza di queste patologie.

Per offrire programmi di allenamento adatti a chi si vuole approcciare al padel in sicurezza è utile proporre training con percorsi motori specifici, in quanto si tratta di uno sport che richiede un gesto tecnico efficiente abbinato a un’ottima condizione fisica. Per questo la maggior parte della preparazione è svolta simulando le brevi distanze e i continui cambi di direzione e di ritmo che ritroveremo poi sul campo.

Per raggiungere una condizione fisica ottimale che permetta all’atleta di esprimersi al meglio sul campo di gioco, il programma di allenamento dovrebbe prevedere un macrociclo di 12 settimane sviluppate in maniera diversa per ogni microciclo mensile.

Potenziamento muscolare e lavoro di tecnica applicata

Ogni proposta di allenamento viene sviluppata su una durata di 4 settimane che prevedono 3 sedute di training ciascuna. Ogni appuntamento non può prescindere da un riscaldamento di tipo cardiovascolare e un lavoro specifico per il “core” (la muscolatura impegnata a protezione del tronco), eseguendo plank frontale e laterale, stretching e defaticamento finale.

Nel corso delle 4 settimane nel circuit training sarà inserito un lavoro tecnico motorio specifico diverso per ogni microciclo, di difficoltà e intensità crescente. Con il passare delle settimane, il lavoro di potenziamento muscolare “puro” lascerà sempre più spazio al lavoro di tecnica applicata incentrata sul gesto e la velocità di spostamento sul campo.

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