10 modi per dire dolce: le bevande zero calorie e i dolcificanti artificiali

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Il gusto è, tra i cinque sensi, quello che ci guida nella scelta delle nostre preferenze alimentari: l’amaro e l’acido ci avvertono del fatto che stiamo ingerendo cibo potenzialmente pericoloso, mentre il dolce, l’umami (il sapore del parmigiano) e il salato ci incoraggiano perché sono propri di alimenti ricchi di carboidrati e amminoacidi e quindi buone fonti energetiche.

dottoressa mila bonomi

Questa fine capacità di percepire i sapori ha avuto certamente una valenza evolutiva in un contesto dove l’uomo lottava contro fame e carestia. Oggi invece rimane uno dei finissimi meccanismi per attivare la macchina digestivo-assorbitiva degli zuccheri: ancora quando stiamo masticando alimenti zuccherini e bevendo drink dolci, come la Cola, il canale digerente si prepara per assorbirne fino all’ultima molecola di carboidrati.

E se rinunciassimo alla bevanda tradizionale in favore di una Cola Light o Life o Zero risparmieremmo sì calorie perché si tratta di bevande non zuccherate ma dolcificate, ma inaspettatamente queste aumenteranno la nostra glicemia, pur non contenendo zucchero.

Tutta colpa dei dolcificanti e poco importa che siano “naturali” come i derivati glicosidici della stevia o del monk fruit (che di naturale non hanno proprio nulla perché sono estratti e purificati mediante procedimenti di laboratorio) o di sintesi come saccarina, aspartame, acesulfame K, sucralosio, neotame e advantame.

I segnali biochimici innescati dai dolcificanti artificiali sono in grado di stimolare:

  • L’appetito, portandoci a mangiare di più.
  • Il trasporto del glucosio dall’intestino nel sangue, per cui se la Cola 0 la si accompagna con una fetta di torta o una manciata di patatine abbiamo risparmiato solo le calorie della bibita ma assorbito tutto il possibile zucchero dagli altri alimenti, aumentando il carico glicemico dell’intero pasto (dell’indice glicemico abbiamo parlato in questo articolo).
  • La produzione dell’insulina, per permettere l’internalizzazione degli zuccheri nelle cellule.

Contrariamente a quanto comunemente siamo portati a pensare, i dolcificanti “naturali” e artificiali non sono quindi metabolicamente inerti.

Gli effetti collaterali delle bevande zero calorie

Le bevande dolcificate 0 calorie rappresentano in America il 19% di tutte le bevande consumate dai bambini e il 32% di quelle consumate degli adulti (dati primo semestre 2018 United States Department of Agriculture, USDA). I loro dolcificanti sono i principali indiziati nella eziologia di diverse e gravi patologie: steatosi epatica, innalzamento della glicemia e predisposizione al diabete, sovrappeso/obesità, intossicazioni, disordini della sfera affettiva, ipertensione, tossicità riproduttiva e disordini neurologici, fino anche ad alterazioni della flora normale intestinale verso un profilo obesogenico. Ma non crediamoci immuni: anche nelle popolazioni del Bacino Mediterraneo c’è una significativa correlazione tra consumo di bevande 0 calorie e aumento dell’Indice di Massa Corporea, con tutte le problematiche ad esso correlate; è però anche vero che chi consuma con assiduità bevande dolcificate spesso adotta abitudini errate a tavola e stili di vita che rasentano la sedentarietà, rischiando di non aderire al modello della Dieta Mediterranea.

Concedendoci poi una bevanda dolcificata al posto di una zuccherata non solo dobbiamo resistere ai meccanismi di compensazione fisiologica, perché il nostro povero stomaco si aspetta più energia da quel gusto dolce in bocca e ne resta famelicamente ingannato spingendoci a riempirlo con un’extra fetta di pizza, ma anche alla compensazione psicologica, che ci tenta diabolicamente perché abbiamo bevuto meno calorie e crediamo di poterci permetterci un tramezzino in più.

Cosa succede quando beviamo drink zero calorie?

La dolcificazione rappresenta per l’organismo un potente segnale di stimolo all’assunzione alimentare e all’accumulo di energia nelle 2 ore successive il consumo delle bevande dolcificate: si assiste a un assorbimento di glucosio significativamente maggiore (fino al 20% in più) a cui segue una glicemia del 24% più elevata e il 34% in meno di segnali che spengono lo stimolo insulinico (GLP-1), veicolando tutta questa energia in eccesso nel tessuto adiposo. Questo profilo ormonale è del tutto simile a quello generato dalle bibite zuccherate, e questo ci porta a credere che non ci siano significative differenze tra le bevande zuccherate e le bevande zero.

Piccolo spunto di riflessione: non sarebbe forse meglio mangiare pasta a pranzo e a cena ed evitare di bere bevande 0?

Perché sì, mangiare pasta a pranzo e a cena (sorprendentemente) si può, ma bere la Cola dolcificata con stevia non è per nulla raccomandato, anche perché chi lo sa se i dolcificanti “naturali” nel lungo periodo si riveleranno “salutari” o “pericolosi”, faranno “male” o “ingrassare”.

 

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