I leoni e i sali minerali:
quando non dobbiamo bere più latte per assumere più calcio

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Immaginiamo lo scenario: un leone fugge dallo zoo e inizia a sfilare per il Centro.

Incrociandolo durante una passeggiata a Villa Borghese non ci fermiamo a domandarci se sia affamato delle nostre tenere caviglie che fanno capolino dal risvoltino ai pantaloni, o se si tratti di una trovata pubblicitaria di qualche casa profumiera. Semplicemente, alziamo i tacchi e scappiamo a gran velocità.

dottoressa mila bonomi

Tutto merito del nostro cervello (che è un gran pigro): per risolvere i problemi della vita quotidiana cerca sempre di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo ricorrendo ad associazioni di idee il più delle volte tanto semplici quanto efficaci. Queste scorciatoie della mente sono chiamate euristiche e consentono di prendere decisioni veloci e immediate anziché costruire un pensiero critico ogni volta che ci troviamo di fronte a un problema: se siamo minacciati, scappiamo; se ci sentiamo protetti, “coltiviamo” la nostra comfort zone.

Può capitare, però, che le euristiche si fondino su errate percezioni generando tranelli cognitivi. Un’associazione fallace di questo tipo è l’effetto Dunning-Kruger, che ci porta a sovrastimare le nostre competenze riguardo un argomento… quando in realtà non ne sappiamo abbastanza!

Il calcio: quanto dovremmo assumerne e perché bere troppo latte è sbagliato

Per spiegare l’effetto Dunning-Kruger facciamo un passo indietro e passiamo dai feroci leoni del bioparco ai minerali, micronutrienti essenziali per la nostra salute. Più del 5% del nostro peso è costituito da queste molecole inorganiche che, a differenza dei macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine), non concorrono direttamente al fabbisogno energetico ma permettono il realizzarsi di fini processi metabolici o ricoprono ruoli essenziali, anche strutturali.

Il più abbondante tra i sali minerali del corpo umano è il calcio, per la maggior parte “depositato” nello scheletro formando l’idrossiapatite della matrice ossea; eccezioni a parte, per mantenere la salute delle nostre ossa dobbiamo assumere 1 g di calcio al giorno: si stima che dal 45 al 70% dell’apporto dietetico di calcio di un europeo provenga da latte e derivati, ottime fonti di questo minerale.

Si potrebbe allora pensare che per assicurare una salute ossea duratura ed evitare fratture invalidanti “se un po’ di latte fa bene, tanto latte fa meglio”, ma questa è proprio un’euristica-tranello, un’associazione errata della mente. In realtà, una minore assunzione di calcio con la dieta coincide con una minore incidenza di frattura.

Ovvero: inutile bere più latte di quanto raccomandato!

Il contributo della dieta

Non è tanto il valore assoluto di calcio assunto con la dieta a determinare la salute delle nostre ossa, ma la dieta nel suo complesso: l’eccesso di fosforo, di sodio e di proteine ostacolano l’assorbimento e/o promuovono l’escrezione di calcio aumentandone il fabbisogno.

Invece, un adeguato apporto di magnesio, vitamina D e di fitoestrogeni, anche per le donne in età menopausale, diminuiscono il fabbisogno di calcio perché ne facilitano l’assorbimento o ne limitano l’escrezione urinaria.

Le euristiche ci vengono in soccorso impedendoci di “perder tempo” davanti a leoni feroci ma non possono essere applicate alla comprensione dei fini meccanismi biochimici dell’interazione tra uomo e cibo; per capire quanti sali minerali assumere è bene fare un piccolo sforzo cognitivo, di modo da evitare di cadere nel tranello dell’effetto Dunning-Krueger: di più non è meglio, di più è semplicemente… di più!

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Approfondimento dal rapporto Efsa sui livelli massimi di tollerabilità di Sali minerali e vitamine: http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/efsa_rep/blobserver_assets/ndatolerableuil.pdf.

Assunzione raccomandata di calcio per la popolazione italiana (PRI) e assunzione adeguata (AI) dei principali minerali http://www.sinu.it/html/pag/12-MINERALI.asp.

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