Oste, al vino mettici l’acqua…
visto che l’alcol fa (anche) ingrassare!

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Mi capita spesso di assistere, come immagino a molti di voi, ai racconti dei superstiti al pranzo della domenica. Questa ricorrenza tutta italiana non lascia scampo: si inizia con un antipasto e due “assaggini” di primo piatto, si prosegue con un favoloso secondo, poi ancora tanti formaggi golosi e si chiude con un’abbondante fetta di torta!

dottoressa mila bonomi

Se così facendo mangiamo (forse) troppo, non è solo il cibo a essere responsabile dei chili in eccesso ma anche le bevande con cui accompagniamo i nostri pasti. E il tutto inizia prima ancora di metterci a tavola con un aperitivo che, tra alcool e stuzzichini, da solo basterebbe a ricoprire il fabbisogno energetico dell’intera giornata ma che invece ci lascia con una fame da lupi!

Questo fenomeno ha un nome e un cognome: aperitif effect (effetto aperitivo)! Altro che paradosso francese, di cui abbiamo già parlato un questo articolo, questo è il vero paradosso: come può l’alcol o etanolo, una sostanza che apporta 7 kcal per grammo e che quindi dovrebbe saziarci, scatenare invece una fame incontrollata?

Perché dovremmo smettere di bere se vogliamo dimagrire

Chi studia come si innesca la sensazione della fame suggerisce che prosecco, vino, birra e superalcolici stimolano e accendono vie nervose nel nostro ipotalamo, area cruciale del cervello, inviando segnali di appetito e spingendoci a ingurgitare un abbondante pranzo predisponendoci inevitabilmente al sovrappeso e all’obesità.

Per non fare i conti senza l’oste bisogna poi ricordare che le bevande alcoliche possono rendere vani i nostri sacrifici a tavola anche soltanto a causa del loro contenuto calorico: perché, sì, l’alcool fa ingrassare anche i più virtuosi che si limitano alla fresca birretta estiva il sabato pomeriggio. Così una pinta di birra può contenere tante calorie quante sono presenti in una fetta di pizza e una bottiglia da 33 cl di una scura doppio malto può eguagliare il quantitativo calorico presente in un maritozzo con panna. Il famigerato bicchiere di vino rosso, invece? Circa 80 Calorie che, se moltiplicate per i pasti previsti nei 7 giorni, ci permettono di aggiungere agevolmente 1000 Calorie alla nostra settimana alimentare. Mille!

Inutile quindi girarci intorno: vuoi per l’effetto aperitivo, vuoi perché l’alcool è una sostanza caloricamente densa, alla fine risulta assai difficile e comunque fortemente sconsigliato dimagrire bevendo.

Ricordiamoci piuttosto che il sovrappeso lo si combatte con stili di vita salutari, come abbiamo visto in questo articolo, che prevedano una restrizione calorica e un incremento del dispendio energetico tramite l’esercizio fisico. In questo modo non solo si potranno prevenire efficacemente malattie metaboliche come il diabete alimentare, ma anche riuscire ad alleggerire il carico a cui le nostre ossa sono costantemente sottoposte (e questo è tanto più vero per la salute delle nostre articolazioni se presente una concomitante artrosi).

vero o falso?

Con il suo apporto calorico, sommato a quello proprio di nutrienti come zuccheri e grassi presenti nelle bevande di cui è costituente, aggiunge energia da smaltire durante la nostra giornata.

L’assorbimento dell’alcol è rallentato dal cibo, mentre è velocizzato dalla presenza di anidride carbonica (come soda, spumanti, o altre bevande frizzanti e tipiche degli aperitivi).

Qualsiasi terapia farmacologica, anche mediante autosomministrazione di farmaci da banco, deve essere sottoposta a stretto controllo medico, in quanto il fegato, già impegnato nella gestione del farmaco, potrebbe non essere in grado di metabolizzare efficientemente eventuale alcol introdotto con la dieta.

Considerato poi che, per solito, la terapia farmacologica viene iniziata in età non più giovanile, bisogna anche tenere a mente che l’efficienza dei sistemi di metabolizzazione dell’alcol diminuisce in maniera rilevante e proporzionale con l’età.

Fegato e cervello sono i più vulnerabili, con steatosi epatica che può evolvere in epatite alcolica e cirrosi in tempi ben più precoci che in assenza di tale fattore di rischio, e danni cerebrali tipici della perdita dei neuroni deputati alla memoria necessaria all’orientamento nello spazio.

Produce una diminuzione del senso di affaticamento e di dolore. Ne deriva che si tratta di una sostanza non in grado di darci forza e non in grado di avvantaggiare il nostro lavoro muscolare, ma di favorirci nel non percepire la stanchezza.

Inoltre solo una parte delle calorie dell’alcol possono essere utilizzate per un lavoro muscolare efficace.

La differente attività (maggiore nell’uomo) degli enzimi deputati alla deattivazione dell’etanolo e la distribuzione dell’alcol dopo assorbimento in tutti i fluidi corporei (l’organismo dell’uomo contiene una percentuale di acqua maggiore rispetto a quello della donna, permettendone una diluizione maggiore), rendono la donna, a maggior ragione se non più giovanissima, più soggetta a danni da avvelenamento da etanolo.

Si tratta anzi di una sostanza estranea all’organismo e non essenziale, per molti versi tossica, che viene processata da stomaco e fegato per eliminarla in più velocemente possibile.

Occorrono molte ore prima che l’etanolo venga metabolizzato completamente; i rimedi “della nonna” possono solo contrastare la sonnolenza. Per metabolizzare un bicchiere di vino da tavola occorrono infatti fino a 2 ore, per cui gli eccessi del sabato sera sono destinati a perdurare.

L’alcol si distribuisce in tutti i fluidi e le secrezioni e quindi arriva al feto attraverso la placenta, e al bimbo tramite il latte, rischiando di provocare danni seri al neuro-sviluppo; ecco perché le donne in gravidanza e nutrici dovrebbero astenersi completamente dal bere.

O meglio, non è del tutto vero che l’alcol sia in grado di riscaldarci; si assiste, infatti, in un primo momento a un fenomeno di vasodilatazione superficiale, che consente di aumentare il flusso ematico verso la cute producendo una momentanea (e ingannevole) sensazione di calore che, in breve, comporta un raffreddamento del corpo mediante termodispersione accelerata, sottraendo calore all’organismo.

 In ambiente non riscaldato ed eccessivamente ventilato, questo fenomeno aumenta il rischio di raffreddamento eccessivo fino all’assideramento.

Al contrario, la rallenta e produce ipersecrezione gastrica con conseguenze che possono anche evolvere verso gastriti franche; a ciò si dovrebbe aggiungere che l’etanolo altera anche lo svuotamento dello stomaco.

È vero invece che un abuso di alcol può essere responsabile di varie forme di anemia e di un aumento dei grassi presenti nel sangue (dislipidemia ipertrigliceridemica).

Lo hai letto il nostro articolo al riguardo? 

Questa falsa credenza, immotivata, si accompagna anche al fatto che la birra contiene alcol, il quale ha effetti deleteri per lo sviluppo neuronale del neonato.

Le donne che allattano dovrebbero limitare anche l’assunzione di bevande nervine come caffè e tè, o altri alimenti stimolanti, come i cacao o cioccolato. Sono invece indicate diete sane e bilanciate varie, ricche di acqua e vegetali freschi, pesce, latticini magri.

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Bibliografia

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Eiler, W. J. A. II, Dzemidzic, M., Case, K. R., Soeurt, C. M. 2015. The aperitif effect: Alcohol’s effects on the brain’s response to food aromas in women. Obesity; vol 23, iss 7, pages 1386-1393; https://doi.org/10.1002/oby.21109.

Caton, S. J., Nolan, L. J., Hetherington, M. M. 2015. Alcohol, Appetite and Loss of Restraint. Psycological Issues (m Hetherington and V Drapeau, Section Editors); vol 4, issue 1, pp 99-105.

Cains, S., Blomeley, C., Kollo, M., Racz, R., Burdakov, D. 2017. Agrp neuron activity is required for alcohol-induced overeating. Nature Communications; volume 8, article number 14014.

Per conoscere il quantitativo in grammi di alcol delle principali bevande alcoliche della tradizione italiana: http://nut.entecra.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.html?alimento=&nutriente=ALCOOL&categoria=tutte&quant=100&submitted1=TRUE&sendbutton=Cerca.

Per le linee guida riguardo il consumo di alcool per la popolazione italiana: http://nut.entecra.it/files/download/linee_guida/lineeguida_07.pdf.

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