Quando la bilancia non basta: l’importanza di verificare la nostra composizione corporea

valutazione composizione corporea

Comunemente si ritiene che l’ingrassamento sia il processo uguale e opposto al dimagramento.
Ci sono moltissime prove che smentiscono tale assunto. Basti pensare che, semplicemente contando le cellule adipose (o adipociti) che costituiscono la nostra massa grassa all’inizio di un processo di ingrassamento e alla fine, quando abbiamo già visto aumentare il nostro peso sulla bilancia, scopriremo che son di più (un fenomeno conosciuto come “iperplasia”).

Se invece facessimo la conta opposta, valutando all’inizio di un processo di dimagramento il numero di queste cellule, e alla fine, quando abbiamo raggiunto, magari con fatica, il nostro peso desiderabile, scopriremmo che queste non son diminuite. Si tratta di stime difficoltose in vivo, ma la realtà dei fatti è proprio questa!

Il ruolo delle cellule adipose

Nasciamo con un certo numero di cellule adipose, ma questa numerosità tende ad aumentare grazie agli stimoli all’iperplasia in tre particolari periodi della vita: per le donne, durante la gravidanza, e per entrambi i sessi, nella primissima infanzia e nella fascia di età prepuberale. E per aumenti di peso incongrui in tali età “a rischio”, come ogni altra volta che ingrassiamo nel corso della vita, si ha un aumento della volumetria delle cellule adipose.

Ogni adipocita ha la possibilità di infarcirsi di trigliceridi (i grassi usati come di riserva del nostro organismo) fino al 170% del suo volume di partenza; quando si raggiungono tali dimensioni si liberano degli ormoni ad azione locale e generalizzata che spingono le cellule staminali presenti nel tessuto grassoso verso una differenziazione a cellula adiposa matura, in modo da rendere possibile stoccare nuovo materiale di riserva; in altre parole ogni volta che ingrassiamo rischiamo di trasformare un eccesso di peso di tipo ipertrofico (con un numero di cellule adipose normale, solo aumentate di volume) in uno iperplastico (con un numero di cellule adipose aumentato).

Se si è verificata una iperplasia, non ci resta che metterci a dieta: la restrizione calorica farà in modo di ridurre la dimensione delle cellule adipose. Per il numero? Difficilmente riusciremo a ristabilire un equilibrio in breve: mentre il tempo di formazione dei trigliceridi è molto rapido (45 minuti dopo il pasto) e rapida sarà, sotto la spinta differenziale, la formazione di nuove cellule pronte per aiutare nell’operazione di immagazzinamento, le cellule grassose mature vanno incontro a morte cellulare programmata solo ogni 6-8 anni; questo significa che nell’unità di tempo si formano più cellule adipose di quante non se ne distruggano!

Perché la semplice stima del peso e il calcolo dell’IMC non bastano?

Appurato che il tessuto adiposo non è un tessuto inerte in grado solamente di immagazzinare energia, come un tempo erroneamente si pensava, ma che piuttosto si comporta come un organo endocrino tanto da meritarsi il nome di organo adiposo, possiamo accennare al fatto che esso produca molecole pro-infiammatorie, attraverso le quali ogni cellula è in grado di colloquiare con se stessa e con le cellule vicine, lontane e lontanissime. Per effetto delle citochine pro-infiammatore, la cellula adiposa acquisisce caratteristiche che predispongono all’insorgenza di patologie cronico-degenerative; questo fenomeno di infiammazione e, se vogliamo, invecchiamento tissutale, prende il nome di inflamm-aging.

Così le cellule grassose, se in eccesso, possono ricreare non solo problematiche di tipo estetico, ma anche di tipo funzionale e metabolico. È risaputo che l’obesità (alla cui diagnosi si arriva con stime proprie degli indici antropometrici, come l’Indice di Massa Corporea (IMC) che pone in relazione il peso con l’altezza) predispone a un aumentato rischio di alcuni tipi di cancro, tra cui il tumore al seno.

Compreso che a volte è proprio l’organo adiposo a determinare un innalzamento degli indici infiammatori, si capisce anche come la semplice stima del peso e il calcolo dell’IMC non sia sufficiente: tale indice ci dà infatti una valutazione della mera “taglia” corporea, ed è incapace di discriminare tra adiposità, con suo eventuale stato infiammatorio, e muscolarità. Alcuni individui, che potrebbero essere valutati come in salute stando al proprio IMC, compreso tra 18,5 kg/m2 e 25 kg/m2, di fatto potrebbero avere un disordine cardio-metabolico a causa di tali incongruenze; tale alterazione è detta obesità metabolica nel normopeso.

Per esempio, donne con un IMC normale ma un eccesso di grasso corporeo, specie se localizzato nella regione del tronco, potrebbero avere un rischio aumentato di sviluppare un determinato tipo di cancro al seno: tecnicamente, un eccesso di grasso corporeo è associato, in donne in età postmenopausale con IMC normale, a ipertrofia da parte delle cellule adipose; questa predispone a infiammazione del tessuto adiposo e ciò induce un aumento del rischio di cancro alla mammella.

Di fatto la correlazione è la seguente: ogni 5 kg di aumento di grasso presso la regione del tronco, nonostante IMC normale, si verifica un incremento del 56% del rischio di sviluppare il cancro al seno.

Queste evidenze suggeriscono che sia inadeguato utilizzare l’IMC come parametro per determinare il rischio di sviluppare disordini cronico-degenerativi, quanto piuttosto sarebbe auspicabile verificare la “bontà” del proprio peso mediante valutazione della composizione corporea: un eccesso di adiposità è associato a ipertrofia adipocitica e a una cronica, subclinica, condizione di infiammazione del tessuto adiposo, e ciò è decisamente correlato con l’incremento di casi di tumore alla mammella estrogeno-dipendenti.

L’importanza di un’azione preventiva: non affidarti alla bilancia ma rivolgiti a un professionista!

Se quindi ingrassare e dimagrire non sono l’uno il processo inverso dell’altro – ma meccanismi metabolici di auto-rigenerazione (e infiammazione) coinvolgono il tessuto adiposo – e mantenere il proprio peso nei limiti della norma non basta, l’azione preventiva che possiamo compiere nei confronti di malattie spesso invalidanti è quella di verificare una tantum la nostra composizione corporea: un motivo in più per non affidarci solo alla bilancia, ma rivolgerci a un professionista.

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Mila Bonomi

Mila Bonomi

Coordinatrice del servizio di valutazione nutrizionale Top Physio Clinics

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