Paris – Zaniolo:

è allarme rottura del crociato tra gli atleti professionisti?

Intervista al Dottor Alessandro Virgulti

Dottor Alessandro Virgulti

medico chirurgo dei centri Top Physio Roma specializzato in fisiatria.

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Il mese di gennaio è stato catastrofico per il mondo dello sport italiano.

In pochi giorni abbiamo visto abbandonare l’attività sportiva per rottura del legamento crociato anteriore a Nicolò Zaniolo e Dominik Paris. Che si tratti di calcio o sci, questo infortunio sembra affliggere i grandi sportivi. Possiamo, quindi, parlare di allarme crociato per gli atleti del bel paese?

Perché così tanti infortuni?

Tutti gli sportivi professionisti, nell’effettuazione del gesto atletico, espongono il ginocchio a uno sforzo che può comportare una rottura del legamento crociato anteriore. La lesione può avvenire per impatto diretto o a seguito di cadute con distorsione. Pochi sanno, però, che la rottura spesso è determinata da fattori congeniti legati a disfunzioni fisiologiche, neuromuscolari e biomeccaniche abbinati a insufficiente resistenza e forza.

È allarme crociato?

Non c’è un allarme crociato, ma i cambiamenti negli sport hanno fatto sì che ci sia un maggior tasso di infortunio tra quegli atleti a rischio rottura. Nel calcio questo dato è in aumento in proporzione a causa del più elevato numero di partite giocate nell’anno rispetto al passato. Nello sci è stato il miglioramento delle attrezzature che ha fatto aumentare gli infortuni legati alle strutture legamentose del ginocchio.

Quali sono i tempi di recupero?

A seguito dell’infortunio bisogno sottoporsi all’intervento. Ma quanto incide il chirurgo, oltre che nella riuscita dell’operazione, nei tempi di recupero? Il chirurgo è determinante nella definizione dei tempi di recupero. Il medico incide sulla tecnica chirurgica, che deve essere perfetta, ma soprattutto nella riduzione del trauma chirurgico, grazie alla sua capacità di ridurre tempi dell’intervento. Un intervento di mezz’ora, come quelli svolti dal prof. Mariani, non fa gonfiare eccessivamente il ginocchio, come può accadere con un tempo operatorio più lungo. Un ginocchio gonfio come un “cocomero”, indubbiamente fa allungare il ritorno all’attività. Nei nostri protocolli entro i 90 giorni l’atleta esce dall’area medica e viene riconsegnato alla squadra, dove quello che entra in gioco è la preparazione atletica.

Come avviene la riabilitazione?

Il percorso riabilitativo è personale e differente per ogni paziente. Nell’equipe di mariani si viene seguiti parallelamente da due equipe: quella ortopedica, che con visite di controllo monitora la tenuta del ginocchio sul piano meccanico, e quella riabilitativa, composta da fisiatri e fisioterapisti, che porterà avanti, in collaborazione con l’ortopedico, il protocollo riabilitativo. Quest’ultimo già dal secondo giorno prevede una ginnastica passiva per 15gg. Utilizzando un kinetec (un mobilizzatore passivo) che permette di camminare. Viene, quindi, applicato un tutore bloccante nell’intera estensione della gamba durante la deambulazione, poi rimosso tra i quattordici e trenta giorni. Dopo il primo mese si comincia a camminare senza tutore e si può tornare anche a guidare. Nel secondo mese si continua la fisioterapia fino al terzo mese per poi passare alla graduale ripresa dell’attività fisica, meglio se legata a una specifica preparazione atletica.

Ricadute: che incidenza ha la preparazione atletica?

Per evitare ricadute è opportuno far seguire alla fisioterapia una specificata attività di preparazione atletica (medical fitness) che va caratterizzata sulla base dello sport praticato. Il modello prestativo dello sci alpino, ad esempio, è caratterizzato, dal punto di vista dell’attività metabolica, dall’utilizzazione di tutti e tre i meccanismi energetici (aerobico, anaerobico alattacido e anaerobico lattacido) in percentuali differenti in relazione al quanto, come e dove sciamo. Altre proprietà fisiologiche che influenzano in modo determinante la prestazione, oltre alle capacità tecniche, sono quelle condizionali legate alla sfera neuromuscolare: le espressioni di forza dinamica massima, le espressioni di forza esplosiva, le espressioni di resistenza alla forza veloce, la coordinazione neuromuscolare necessaria per la propriocezione e modulazione del gesto motorio sugli sci (capacità di equilibrio, capacità di anticipazione motoria, capacità di differenziazione spazio-temporale, capacità di differenziazione dinamica).

È consigliato quindi svolgere allenamenti di pesistica per migliorare la trofia dei muscoli maggiormente interessati, come arti inferiori e tronco, oppure inserirli in un circuit training volto a stimolare tutte le grandi masse muscolari del corpo con carichi del 50% del massimale alternati ad esercizi di rapidità di spostamento, reattività e di ginnastica propriocettiva.

Sei interessato al mondo dello sci? Scopri la storia di Oriana nell’articolo del prossimo numero del Top Physio Magazine presto in uscita.

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