Intolleranza alimentare: sintomi e conseguenze

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L’intolleranza alimentare è una condizione molto diffusa in Italia. Tra le principali troviamo l’intolleranza al lattosio e l’intolleranza al glutine: quali sono i sintomi che provocano e come comportarsi?

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Reazioni avverse agli alimenti: allergie, intolleranze e…

Gonfiore e pesantezza addominale sono sensazioni estremamente comuni, ma quanto c’entrano l’intolleranza alimentare e l’allergia con i chili di troppo?

Intolleranza al lattosio o semplice ipolattasia? Celiachia o sensibilità al glutine? Le reazioni avverse agli alimenti da ipersensibilità spiegate (quasi) semplici. E la dieta adeguata per trattarle, confutando il loro legame con il sovrappeso e l’obesità.

Non è un segreto che si stia verificando un’epidemia di sovrappeso e obesità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità quest’ultima condizione è una patologia cronica ad eziopatogenesi complessa per la quale non esiste un consenso di trattamento efficace[1]; ad essa, inoltre, si associano una serie di complicanze fisiche, metaboliche e psicosociali oltre che una riduzione dell’attesa di vita di chi ne è affetto, divenendo, se vogliamo, una vera emergenza sanitaria con cui dover fare i conti[2].

Non è poi raro voler ricercare un motivo univoco per questi chili di troppo se l’eccesso è costituito da massa grassa e non da un’ottima muscolarità (ragion per cui la bilancia non basta ma occorre indagare la composizione corporea). E c’è chi pensa, erroneamente, sia tutta colpa di quelle che sono chiamate reazioni avverse agli alimenti, tra cui si riconoscono allergia e intolleranza alimentare.

Di intolleranze alimentari abbiamo già parlato in precedenza, ma oggi entriamo più nello specifico.

La diet industry

Partiamo dall’inizio: siamo circondati da tantissime diete, che diete non sono. Etimologicamente, la parola ‘dieta’ (dal greco, δίαιτα) significa “stile di vita” ed è esattamente per questo che con dieta non si intende mangiare alimenti bolliti e tristi ma dare spazio a un mosaico di tessere tutte diverse e ugualmente importanti che concorrono al nostro stato di salute – sonno e riposo, attività fisica ed esercizio fisico, convivialità e tradizione sono solo alcuni di questi fattori, non secondari all’alimentazione.

È quindi profondamente sbagliato e estremamente preoccupante il fatto che si sia diffusa l’idea che il sovrappeso e l’obesità siano conseguenza di una presunta condizione di allergia o intolleranza alimentare, piuttosto che di uno sbilanciamento di quei fattori detti sopra, siano essi controllabili o meno.

Il risultato di questa correlazione non dimostrata è l’impatto psicologico e il disorientamento generale[1] e, tra le altre cose, l’impiego di metodologie diagnostiche non riconosciute dall’evidenza scientifica, quindi superflue ed errate.

Cosa sono le reazioni avverse agli alimenti?

Le allergie e le intolleranze alimentari fanno parte delle reazioni avverse agli alimenti, ovvero manifestazioni cliniche oggettivabili e/o soggettive ma comunque misurabili, indesiderate ed impreviste che si generano in seguito all’assunzione di un alimento o ingrediente.

Intolleranza alimentare. intolleranza al lattosio e intolleranza al glutine
Schema di classificazione delle reazioni avverse agli alimenti basato sui meccanismi patologici che le determinano EEACI (Modificato da Boyce JA et al, 2010), ripreso da Posistion Statement su “Allergie, intolleranze alimentari e terapia nutrizionale dell’obesità e delle malattie metaboliche”, 2014 – SID, ADI, AMD, ANDID, SINU, SINUPE, SIO.

Le reazioni avverse agli alimenti possono essere classificate in:

  • Reazioni tossiche, tipiche delle contaminazioni batteriche, tossinfettive e da sostanze chimiche varie (attenzione però a non cadere nel tranello della chemofobia
  • Reazioni non tossiche, dette anche reazioni da ipersensibilità; queste a loro volta comprendono:
  1. Reazioni immuno-mediate:
    • Allergie alimentari (risposte IgE-mediate)
    • Reazioni miste anticorpali IgE-mediate e cellulo-mediante
    • Reazioni non IgE-mediate (tra cui si annoverano le enterocoliti da proteine alimentari, celiachia, sindrome sistemica da nichel)
  2. Reazioni non immuno-mediante, che corrispondono alle intolleranze alimentari

Il panorama quindi è estremamente complesso e variegato, ma le allergie alimentari rimangono quelle reazioni avverse agli alimenti che più spaventano. Giustamente.

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Le allergie, tra mito e realtà

Le allergie alimentari interessano il 5% dei bambini di età inferiore ai 3 anni e circa il 4% della popolazione adulta[3], un numero ben inferiore rispetto a quanto comunemente si crede. Circa il 12,5-25% dei pazienti che si rivolgono allo specialista ritiene di soffrirne, mentre dopo test di provocazione orale solo il 1,5-3,5% dei sospetti clinici vengono confermati. E possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo.

La sintomatologia delle allergie alimentari, tipicamente, si verifica dopo un paio d’ore dall’ingestione dell’alimento, e può presentarsi con gravità molto variabile fino a scatenare una reazione che mette a grave rischio la vita del paziente.

E le intolleranze?

Le intolleranze alimentari consistono in reazioni indesiderate ed improvvise scatenate dall’ingestione di uno o più alimenti, con sintomi molto simili alle allergie alimentari. Sono caratterizzate da meccanismi non immuno-mediati e dose dipendenti (rendendo possibile, appunto, l’assunzione dell’alimento a tolleranza)[4].

Non sappiamo quante persone siano affette dalle intolleranze alimentari ma a differenza dei soggetti allergici, che devono condurre una rigida dieta di esclusione dell’alimento verso il quale sono sensibilizzati, gli intolleranti possono assumere piccole quantità dell’alimento, senza sviluppare alcun sintomo[5].

Le intolleranze alimentari includono:

  • Reazioni enzimatiche, determinate cioè dalla carenza o dalla assenza di enzimi necessari a metabolizzare alcuni substrati (intolleranza al lattosio, favismo);
  • Reazioni farmacologiche, ossia risposte a componenti alimentari farmacologicamente attivi, come le ammine vasoattive (istamina, caffeina) contenute in pesce, cioccolato e prodotti fermentati, oppure le sostanze aggiunte agli alimenti come coloranti, additivi, conservanti, aromi;
  • Reazioni indefinite, ossia risposte su base psicologica o neurologica (ad esempio food aversion o rinorrea causata da spezie)[4].

Intolleranza al lattosio

Una delle più celebri intolleranze è determinata dal deficit dell’enzima lattasi, indispensabile per la digestione del lattosio (lo zucchero contenuto nel latte). Questa condizione è detta ipolattasia e può riguardare fino al 65% della popolazione adulta e il 3-5% dei bimbi di età inferiore ai 2 anni[6].

Una cosa importante da considerare è che l’enzima lattasi è inducibile, ovvero permane nel lume intestinale se si continua a consumare lattosio dopo lo svezzamento: quindi il modo migliore per divenire intolleranti è smettere di bere latte!

A tal proposito: non tutti gli ipolattasici manifestano la sintomatologia dell’intolleranza al lattosio. Questa si sviluppa con il decadimento dell’attività della lattasi, che è geneticamente determinata e non reversibile (tranne alcune forme transitorie dovute ad alterazioni del tratto gastrointestinale) e determina dolore addominale, flatulenza e diarrea.

La celiachia non è un’intolleranza al glutine

La malattia celiaca è una patologia cronica sistemica immuno-mediata, scatenata da ipersensibilità nei confronti del glutine, una proteina presente in molti cereali.

Probabilmente chi è affetto da celiachia non è a conoscenza della sua malattia e si stima che circa l’1% della popolazione ne sia colpito[7]. Come l’ipolattasia, anche questa è una patologia geneticamente determinata ma a differenza della sintomatologia associata alla mancata persistenza della lattasi, non è benigna. Si caratterizza da enteropatia di grado variabile (danno della mucosa intestinale con atrofia dei villi del tratto duodeno-digiunale) e presenza di anticorpi specifici nel siero, con aggiunte manifestazioni topiche e atopiche.

Il quadro clinico è infatti estremamente variabile, dalla diarrea profusa con dolori addominali invalidanti alla stipsi, meteorismo e flatulenza. Non di rado si associano cefalea, amenorrea, anemia sideropenica, scarso accrescimento, dermatite erpetiforme.

La terapia è esclusiva del glutine dalla dieta del paziente a vita per prevenire una serie di disturbi a decorso cronico subdoli o non percepiti, nonché un aumentato rischio di sviluppare numerose patologie come l’osteoporosi o, si pensa, forme specifiche di cancro (leggi il nostro l’articolo sulla celiachia). 

L’intolleranza al glutine (?) non celiaca

La sensibilità al glutine non celiaca o Non-Celiac Gluten Sensistivity (NCGS), chiamata impropriamente intolleranza al glutine, descritta nel 2010 e riconosciuta come una nuova condizione clinica, è caratterizzata da manifestazioni cliniche intestinali ed extra-intestinali che insorgono tempestivamente dopo ingestione di alimenti contenenti glutine e altrettanto rapidamente scompaiono con dieta aglutinata.

Importantissimo punto di partenza: i pazienti devono escludere la diagnosi di celiachia e l’allergia al frumento IgE-mediata. La patogenesi risulta attualmente ignota e la terapia consiste in una dieta priva di glutine per un periodo di 24 mesi[8-11], anche se ancora non abbiamo certezza sia proprio il glutine a scatenare la sintomatologia clinica.

Una cosa importante da ricordare è che la terapia delle varie forme di intolleranza e di allergia alimentare, una volta diagnosticate da test validati, consiste nell’esclusione più o meno prolungata dalla dieta dell’alimento o ingrediente responsabile della reazione avversa e deve essere seguita dallo specialista di fiducia di modo da mantenere la dieta adeguata nel breve e lungo termine, contestualizzandola con le esigenze di vita[12].

Dall’analisi degli studi epidemiologici, eziopatogenetici e clinici disponibili sull’argomento, emergono evidenze solide per affermare che le intolleranze alimentari e l’obesità sono due patologie indipendenti tra loro, non causando le prime, la seconda[13].

gianluca merola e mila bonomi

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    [1] Standard Italiani per la Cura dell’Obesità S.I.O./A.D.I. 2012/2013.

    [2] WHO. Obesity and overweight: World Health Organization fact sheet. Accesso luglio 2016; http://www.who.int/ mediacentre/factsheets/fs311/en/.

    [3] Boyce JA, Assa’ad A, Burks AW et al. Guidelines for the diagnosis and management of food allergy in the United States: report of the NAID –sponsored expert panel, J Allergy Clin Immunol. 2010; 126: S1-S58.

    [4] Boyce JA, Assa’ad A, Burks AW et al. Guidelines for the diagnosis and management of food allergy in the United States: summary of the NIAID-sponsored expert panel report. Nutr Res. 2011; 31(1):61-75.

    [5] Guida Pratica sulle Allergie, 2015; SIAP, SIPPS. Editem.

    [6] Lomer MC. Review article: the aetiology, diagnosis, mechanisms and clinical evidence for food intolerance. Ali- ment Pharmacol Ther. 2015;41(3):262-75.

    [7] Catassi C, Gatti S., Fasano. A The New Epidemiology of Celiac Disease. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2014 Jul;59 Suppl 1:S7-9.

    [8] Catassi C, Bai JC, Bonaz B et al. Non-Celiac Gluten sensitivity: the new frontier of gluten related disorders. Nu- trients 2013; 5:3839–3853.

    [9] Volta U, Bardella MT, Calabrò A et al. An Italian prospective multicenter survey on patients suspected of having non-celiac gluten sensitivity. BMC Med. 2014; 23:12:85.

    [10] Czaja-Bulsa G. Non coeliac gluten sensitivity – A new disease with gluten intolerance. Clin Nutr. 2015; 34:189-94.

    [11] Proietti M, Del Buono A, Pagliaro G et al. The intestinal permeability syndrome, celiac disease, gluten sensitivity, autistic spectrum, mycotoxins and immunological tolerance. Mediterr J Nutr Metab (2013) 6: 99 -104.

    [12] Skypala I. Adverse food reactions – an emerging issue for adults. JADA 2011; 111: 1877-91.

    [13] Posistion Statement su “Allergie, intolleranze alimentari e terapia nutrizionale dell’obesità e delle malattie metaboliche”, 2014 – SID, ADI, AMD, ANDID, SINU, SINUPE, SIO.