Zuccheri in gravidanza
Guida per le future mamme per un’alimentazione senza rischi

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Conosci il “secondhand sugar effect”? Si tratta di quel meccanismo che si innesca secondariamente all’ingestione inconsapevole di zuccheri (semplici e aggiunti) e riguarda noi, ma soprattutto i nostri figli, in ogni epoca della vita ed in particolar modo durante la gestazione. In questo delicatissimo momento dello sviluppo, infatti, gli zuccheri passano attraverso il circolo placentare al nascituro e l’esposizione cronica ed eccessiva a questi nutrienti sembra avere delle conseguenze non ignorabili.

Vediamo insieme gli effetti dello zucchero passivo all’interno dell’alimentazione in gravidanza.

dottoressa mila bonomi

Da madre a figlio: gli zuccheri di seconda mano

La salute passa anche da una sana alimentazione, e questo resta uno dei pilastri della prevenzione nelle varie epoche della vita. A maggior ragione, adottare un menù bilanciato durante la pianificazione di una gravidanza, i 9 mesi di gestazione e l’allattamento è la base da cui partire perché resti basso il rischio di sviluppare eventi avversi per il benessere di madre e figlio. E gli zuccheri? Si possono mangiare? E se assunti in eccesso cosa succede? Vediamolo insieme! 

Conosci senza dubbio il fumo passivo, ma che dire di quegli zuccheri che mangiamo o beviamo… passivamente?

Se ti stai chiedendo come sia possibile assumere zuccheri in modo passivo, ti sfugge un particolare: non siamo sempre consci dello zucchero che finisce nei nostri piatti. E questa tendenza assume un’importanza cruciale durante l’epoca della vita embrio-fetale (dove naturalmente il piatto è quello materno) e la prima infanzia, in cui il benessere dei bimbi dipende strettamente da quello della gestante e dalle scelte che i caregiver fanno per loro.

Oggi si pensa che l’esposizione cronica ed eccessiva agli zuccheri fin dai primissimi momenti della vita comporti delle conseguenze da non sottovalutare, influenzando l’andamento della gestazione e del parto, lo stato di benessere e il rischio di sviluppare nel tempo patologie croniche non trasmissibili per i nostri figli e la donna in stato di gravidanza.

Ma procediamo con ordine.

Cosa sono gli zuccheri? ​

Si intende per zuccheri, o zuccheri semplici, un insieme di nutrienti che fa parte della famiglia dei carboidrati, assieme all’amido e alle fibre.

I nostri LARN, Livelli di Assunzione di Riferimento per Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, raccomandano di mantenere l’apporto di questi composti[1] sotto una determinata soglia, per l’esattezza sotto il 15% dell’energia complessiva della nostra giornata alimentare.

Detto questo, sulle nostre tavole possiamo trovare essenzialmente 2 tipi di alimenti:

  1. Quelli che contengono naturalmente zuccheri, “intrappolati”, se così si può dire, in una matrice fatta di fibre (penso a frutta e verdura) o altre molecole generalmente di natura proteica e lipidica (penso a latte e derivati).
    In un’alimentazione sana e bilanciata sia i vegetali frutta e verdura sia il latte e i suoi derivati sono alimenti consigliati per mantenere un pattern alimentare salutare; possiamo quindi considerarli “fortemente suggeriti” e, se assunti secondo raccomandazioni, occupano per la quasi totalità quel valore percentuale che ti ho indicato sopra
  2. Quelli a cui gli zuccheri sono aggiunti alla preparazione (oppure noi stessi li aggiungiamo per soddisfare il nostro palato) e quindi sono non solo discrezionali ma, a voler vedere, superflui eccetto per soddisfare la spinta edonica

La differenza tra zuccheri naturalmente presenti e zuccheri aggiunti non è sottile e molte Linee guida vi si rifanno per raccomandare un uso, e non un abuso, di zuccheri semplici[2].

Eccezioni a parte, è importante ricordare che a qualsiasi età, e anche e soprattutto durante la gravidanza, occorre mantenere l’apporto medio complessivo di zuccheri, naturalmente presenti o aggiunti, all’interno di quel 15%.

Oltre a frutta e verdura e latte e derivati, sai dove si trova lo zucchero?

È più frequente di quanto si possa pensare che la soglia del 15% venga superata[3], e non perché abbondiamo con la frutta fresca o con tazze di latte!

Ad essere “incriminati”, piuttosto, sono gli zuccheri “classici” (dal comune zucchero da tavola al fruttosio che ritroviamo in comode bustine nella grande distribuzione, dal miele agli sciroppi vari dei supermercati ben forniti), i dolcificanti artificiali (aspartame, sucralosio, ecc.) e quelli naturali (stevia, polialcoli, ecc.).

Basta entrare in un supermarket per ritrovare sugli scaffali tutte le alternative del caso, ma, ancor di più, riconoscere questi composti aggiunti nell’impasto e miscele dei prodotti preconfezionati: anche i più insospettabili come i prodotti da forno, gli yogurt alla frutta e i sughi pronti li riportano in etichetta. Senza menzionare le bevande zuccherate e dolcificate, i succhi di frutta (sì, anche i succhi di frutta) e le bevande energetiche.

L’industria alimentare, infatti, li impiega per fini ben precisi, ovvero:

  • Rendere più dolci e quindi, intuitivamente, più godibili gli alimenti
  • Donare la giusta struttura al prodotto e aggiungere piacevolezza alla degustazione
  • Allungare la “shelf-life” grazie alla loro attività conservante

Tutti questi zuccheri aggiunti da noi alle nostre pietanze e bevande e dall’industria alimentare al prodotto pronto sono consumati dalla donna in gravidanza e, per riflesso, dal nascituro, passando tramite la barriera placentare.

Il concetto di zucchero passivo

L’esposizione passiva agli zuccheri e dolcificanti può quindi avvenire in ogni fase della vita, anche prima della nascita, per poi continuare nel tempo.È fondamentale dedicare la giusta importanza alla dieta prima del concepimento come abbiamo visto nell’articolo sull’alimentazione materna, ma anche con lo svezzamento l’educazione alimentare resta un cruciale mezzo di prevenzione.

Durante la parentesi embrio-fetale, poi, si pensa che le ripercussioni sul benessere dei nostri figli siano ancor più importanti e questo perché l’esposizione a qualsiasi sostanza nociva durante questa fase di sviluppo può portare a danni irreversibili sia per azione diretta nei confronti del nascituro, sia per azione indiretta conseguente ad un’alterazione che avviene in prima battuta nella futura mamma.

La vera domanda a questo punto è: questi zuccheri semplici e dolcificanti naturali e artificiali sono dannosi per la gestante e il piccolo?

Effetti dello zucchero sul peso della gestante

È importante che il peso materno rispetti l’andamento auspicato in una gravidanza fisiologica. Nonostante questa raccomandazione, circa il 50% delle donne vede aumentare più consistentemente la propria massa corporea rispetto alle raccomandazioni[4].

Un eccessivo aumento di peso durante la gestazione è un fattore di rischio per svariate problematiche di salute, sia materne che fetali. Sebbene ancora non sia perfettamente chiarito quali siano i singoli fattori dietetici da attenzionare, sappiamo per certo che un eccesso calorico è un fattore di rischio chiaramente intuibile[5].

Un eccessivo consumo di zuccheri probabilmente possiede la sua importanza quale fattore di rischio per l’aumento di peso[6] anche se ancora non è perfettamente chiaro se sia proprio lo zucchero in quanto tale ad essere il responsabile[7], oppure gli alimenti che lo contengono, come i dolciumi, che oltre a questi composti presentano tipicamente un elevato tenore di grassi[8], oppure, ancora, se sia lo sbilanciamento dell’intero pattern nutrizionale verso gli alimenti ad elevato apporto di zuccheri semplici e poveri di fibre, vitamine, minerali e composti antiossidanti[9].

E sostituire lo zucchero con il dolcificante non pare apportare benefici sostanziali: gli studi osservazionali a nostra disposizione confermano la tendenza presente nella popolazione generale secondo cui chi fa uso di bevande dolcificate (e non zuccherate) è a maggior rischio di aumentare oltremisura il proprio peso in gravidanza[10].

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Al di là del peso materno

Indipendentemente dal fatto che si aumenti di peso in modo adeguato o meno, inserire nell’alimentazione durante la gravidanza fisiologica un eccessivo quantitativo di zuccheri semplici è associato a complicanze di varia natura, e, forse, è il fruttosio ad essere lo zucchero più deleterio[11].

Sebbene il fruttosio sia noto per essere lo zucchero contenuto nella frutta, non è il consumo di frutta a determinare questo rischio di complicanze: il fruttosio naturalmente presente nel mondo vegetale e assunto con la frutta intera o in pezzi secondo Linee guida non ha ripercussioni per la salute, quindi continuare a consumare frutta in base alle raccomandazioni del proprio specialista di fiducia è più che auspicabile.

Il fruttosio aggiunto alle preparazioni industriali, presente nelle bevande zuccherate o succhi di frutta determina invece un incremento di incidenza di patologie che coinvolgono la colecisti[12] e resta il sospetto che si verifichi anche un aumento di rischio per la condizione di pre-eclampsia, parto pretermine e diabete gestazionale (di quest’ultima delicata condizione e del suo rapporto con i carboidrati abbiamo parlato nel nostro articolo “come conciliare carboidrati e gravidanza”).

Pianificare una gravidanza: l’alimentazione bilanciata a supporto

Ormai sappiamo piuttosto bene che la dieta prima del concepimento è di fondamentale importanza[13].

L’alimentazione in gravidanza influenza l’espressione genica del nascituro[14] e quindi la sua salute tramite una “programmazione” fine dell’espressione del fenotipo, ma anche, forse più intuitivamente, un’eventuale nascita a termine o pretermine, con tutti i rischi che questa comporta[15].

Un numero di prove sempre più consistenti suggerisce che anche l’alimentazione paterna prima del concepimento riveste la sua importanza[16].

Insomma, meglio non rimandare a domani quello che è possibile fare oggi: è buona norma imparare a gestire gli zuccheri ed i dolcificanti durante il peri-concepimento, insieme al resto dei nutrienti della dieta.

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Il “secondhand sugar effect” spiegato in breve

Entriamo in un capitolo un po’ più tecnico per spiegare in cosa consiste l’effetto degli zuccheri passivi.

Sappiamo bene che il glucosio e il fruttosio, due tra gli zuccheri semplici che ritroviamo nella nostra alimentazione, giungono attraverso la circolazione placentare al feto[17]: questi si rivelano determinanti essenziali per lo sviluppo del nascituro, che è particolarmente sensibile alle variazioni della concentrazione di questi zuccheri nel sangue materno perché:

  • Li “sequestra” dal circolo materno tramite un trasportatore esposto quando i livelli di zucchero nel sangue della madre salgono[18].

    Ne deriva che nelle condizioni in cui si assiste a uno sbilanciamento dei livelli glicemici materni, come in caso di insulino-resistenza e diabete, si tende ad aumentare l’espressione di questo trasportatore, generando un ambiente ossidante nell’organismo del piccolo in formazione, i cui effetti sono accomunati da una ossidazione caratteristica[19]

  • Non possiede la capacità di effettuare gluconeogenesi, che è quel processo tramite cui viene sintetizzato nuovo glucosio, il “carburante” per le nostre cellule, da altre molecole. E questo significa che tutto lo zucchero che serve al nascituro deriva direttamente dal circolo materno, non potendolo “fabbricare” ex novo[20].

Anche i dolcificanti sono implicati negli effetti degli zuccheri passivi?

I dolcificanti sono un caso a parte.

Sappiamo bene che la saccarina attraversa la placenta[21], così come i prodotti del metabolismo dell’aspartame[22] e, sebbene gli studi condotti sugli animali abbiano escluso effetti tossici sul feto[23], le ricerche a nostra disposizione sono limitate.

Possiamo supporre che un consumo moderato di dolcificanti artificiali sia sicuro durante la gravidanza[23] ma, analizzando alcuni dati osservazionali, è possibile correlare un aumentato rischio di parto pretermine[24,25] e un legame diretto con l’adiposità del neonato[26,27].

E la stevia e gli altri dolcificanti naturali? Gli studi sono alquanto carenti e il principio di precauzione impone di andarci piano – ricordi le considerazioni che abbiamo fatto a proposito del concetto di naturale e innocuo?

Cosa sappiamo oggi sul consumo eccessivo di zuccheri semplici

Un eccessivo consumo di zuccheri semplici all’interno dell’alimentazione in gravidanza aumenta in modo considerevole il peso alla nascita e nella prima infanzia e la correlazione si fa ancora più evidente nel caso la mamma consumi bevande zuccherate[28]; inoltre vi sono alcune finestre temporali nella gestazione in cui questa esposizione si rivela cruciale per il feto[29], come a suggerire che alcuni periodi dello sviluppo embrio-fetale sono più suscettibili di altri agli insulti dovuti agli eccessi glicemici.

Gli studi riguardo il consumo di dolcificanti, invece, sono ancora preliminari, eppure significativi: correlano anche loro ad un aumento di peso del bimbo[27]. Ma non solo…

Effetti sul comportamento alimentare e sul metabolismo

La “programmazione” genetica di cui abbiamo parlato prima vale anche per il sistema nervoso. Così come tutti gli altri organi e sistemi, il cervello inizia il proprio sviluppo in utero, e sappiamo che esistono delle epoche particolarmente vulnerabili all’azione degli agenti chimici, fisici e biologici[30].

L’alimentazione può essere in questo momento una potente alleata, oppure concorrere allo sviluppo di alterazioni strutturali e funzionali che correlano con comportamenti alimentari errati e con un metabolismo orientato verso l’accumulo di depositi grassosi.

Durante la prima parte della gestazione, le strutture e le vie nervose e ormonali responsabili del comportamento alimentare si stanno già sviluppando: l’ipotalamo, che è una sorta di centralina di comando del nostro comportamento alimentare, inizia a definirsi a partire dalla 9° settimana di gestazione[31]. Una volta “completata”, questa centralina svolgerà un ruolo di primo piano nell’omeostasi energetica ma durante tutta la gravidanza è alla mercé delle oscillazioni glicemiche della circolazione placentare, che a loro volta sono dipendenti dall’assunzione di zuccheri da parte della madre.

Oltre all’ipotalamo, anche i meccanismi di ricompensa e gratificazione che coinvolgono la dopamina e gli oppioidi endogeni sono espressi nello striato del feto piuttosto precocemente, a partire dalla 12° settimana. Una dieta materna con un apporto di zucchero elevato stimola la sintesi e il rilascio di questi composti che sono correlati con il piacere e implicati nel meccanismo della ricompensa. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui il neonato esposto ad eccesso di glucosio in utero sarebbe poi portato a preferire alimenti eccessivamente dolci nel corso della vita post-natale[32].

Gli studi sull’uomo

Quanto riportato è ben studiato in laboratorio ma sull’uomo ancora non abbiamo evidenze consistenti a cui riferirci sebbene in alcuni studi osservazionali le conclusioni siano le medesime[33]: l’esposizione in utero di un preciso ambiente alimentare, ancor più delle abitudini familiari acquisite a partire dallo svezzamento, sarà un fattore determinante per le preferenze gustative dei bambini e quindi un forte motore per l’approccio alla tavola della famiglia.

Anche i composti che utilizziamo per dolcificare in alternativa allo zucchero possono influenzare la salute metabolica dei nostri bambini[34] spingendoli a prediligere gli alimenti smaccatamente dolci[35,36] e predisponendo a scompensi del livello glicemico nella vita adulta [37].

In figura, il diagramma riassuntivo che esplica l’aumentato rischio per diverse condizioni che coinvolgono madre e neonato/infante, correlato ad un eccessivo consumo di zuccheri e dolcificanti durante il periodo della gravidanza. Modificata da: Goran MI, Plows JF, Ventura EE. Effects of consuming sugars and alternative sweeteners during pregnancy on maternal and child health: evidence for a secondhand sugar effect. Proceedings of the Nutrition Society. 2019;78(3):262-271. doi: 10.1017/S002966511800263X.

Sono incinta… e adesso?

Le evidenze scientifiche a nostra disposizione suggeriscono di limitare le condizioni in cui si verifica il “secondhand sugar effect: l’esposizione eccessiva in utero agli zuccheri che fanno parte della dieta materna può probabilmente influenzare la salute del neonato con un rapporto di causa ed effetto, le cui conseguenze avverse sia per la gestante che per il feto, aumentando il rischio di sviluppare obesità e correlare con malattie metaboliche anche a distanza di anni.

E, a quanto pare, i dolcificanti potrebbero esser ugualmente dannosi degli zuccheri tradizionali.

gianluca merola e mila bonomi

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Si tende oggi a pensare che la finestra d’azione ottimale per migliorare la gestione nutrizionale degli zuccheri, in ogni epoca della vita, sia quella che permette di intervenire nel momento in cui ancora non si sono manifestate complicanze metaboliche.

Nel corso della gravidanza, non è chiaro se l’influenza maggiore l’abbia l’intervento correttivo effettuato prima o durante la gestazione, ma un’analisi delle proprie abitudini alimentari può essere di fondamentale importanza per fare il punto della situazione.

Contattaci se pensi che la tua assunzione di zuccheri e dolcificanti durante questa delicata fase della vita sia eccessiva rispetto alle raccomandazioni per una corretta alimentazione in gravidanza. E se non sai se la tua alimentazione sia varia ed equilibrata, soprattutto adesso che aspetti un figlio, ti aiuteremo costruire un piano su misura delle tue esigenze!

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    Articoli correlati

    [1] Apporto di carboidrati consultabile al link: https://sinu.it/2019/07/09/carboidrati-e-fibra-alimentare/.

    [2] Linee guida WHO riguardo le raccomandazioni di apporto di zucchero e la differenza tra gli zuccheri naturalmente presenti negli alimenti e quelli aggiunti (o liberi) disponibile al link: https://www.who.int/publications/i/item/9789241549028.

    [3] Newens KJ, Walton J. A review of sugar consumption from nationally representative dietary surveys across the world. J Hum Nutr Diet. 2016;29(2):225-240. doi:10.1111/jhn.12338.

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