L’anca è l’articolazione più soggetta a sollecitazioni meccaniche esercitate sia dal peso corporeo che dai potenti capi muscolari che si inseriscono sulle sue superfici ossee. Inoltre ha un’ampia varietà di movimenti e svolge funzioni di sostegno del peso corporeo e di locomozione.
A causa delle notevoli pressioni cui è sottoposta (si calcola che durante la deambulazione sostenga un peso equivalente al quadruplo del peso corporeo), l’anca è una delle articolazioni più interessate da processi patologici che in molti casi determinano situazioni di alterata funzionalità articolare.
Tra le patologie più frequenti la coxartrosi, o artrosi dell’anca, è la tipica patologia da sovraccarico degenerativa per usura delle cartilagini articolari. L’artrosi dell’anca è considerata ad alto rischio invalidante, sia per la componente algica sia per le ripercussioni negative sulla deambulazione.
Solitamente l’artrosi dell’anca si manifesta dopo i 40 anni, ma può presentarsi in epoca più precoce in atleti che praticano sport di carico come corsa o calcio.
I sintomi dell’artrosi dell’anca
Come si manifesta la malattia?
La diagnosi
La diagnosi si basa sull’esame obiettivo che evidenzia dolore alla palpazione della regione inguino-femorale e la limitazione dei movimenti di intra/extra-rotazione e di flesso-estensione dell’anca. L’esame radiografico è l’indagine di scelta e mette in evidenza la riduzione dello spazio articolare.
Le cure
Il trattamento varia in rapporto alla fase evolutiva della coxartrosi e all’età del paziente.
In fase iniziale, oltre al riposo, è indicata una riduzione del carico articolare e quindi di sollecitazioni eccessive. Nelle fasi più acute si usano analgesici, antinfiammatori e terapia fisica locale.
Per gli atleti è utile qualche seduta di allenamento aerobico in scarico (bicicletta, nuoto, corsa in acqua) e stretching dei muscoli periarticolari. Nelle fasi più avanzate possono essere utili infiltrazioni endoarticolari con cortisonici a lento assorbimento efficaci sull’infiammazione sinoviale reattiva, ma il beneficio è transitorio.
Quando i disturbi sono continui e non più controllabili con il trattamento conservativo, l’intervento di artroprotesi d’anca è la terapia più adatta.
CHIAMA ORA!E dopo l’intervento di protesi d’anca?
La fisioterapia e le terapie strumentali ci danno una mano
Quali sono gli scopi e in che cosa consiste il trattamento riabilitativo dopo un intervento di protesi d’anca?
Il 1° obiettivo è quello d’evitare l’immobilizzazione a letto, che soprattutto nei pazienti più anziani è molto debilitante. Il 2° obiettivo è quello di evitare che la protesi si lussi.
Nella fase acuta occorre quindi educare il paziente a eseguire in maniera autonoma i passaggi di postura. La riabilitazione inizia subito dopo l’intervento con una cauta mobilizzazione ed esercizi isometrici, allo scopo di rafforzare le strutture muscolari e aumentare così la resistenza e la tonicità.
Inoltre questi esercizi migliorano la circolazione sanguinea, ottenendo benefici importanti in breve tempo.

Il contributo dell’idrokinesiterapia
Un grande contributo è dato anche dall’idrokinesiterapia (o fisioterapia in acqua) che può portare un grandissimo giovamento perché favorisce l’esecuzione dei movimenti e permette un corretto lavoro muscolare grazie all’effetto antidolorifico e decontratturante dell’acqua calda, tenuta a una temperatura compresa tra i 32° e i 35°.

La terapia strumentale
Per trattare il dolore e l’infiammazione il fisioterapista può servirsi di mezzi strumentali come il laser ad alta potenza, la tecarterapia, gli ultrasuoni e la magnetoterapia.

La fisioterapia
I tempi necessari alla completa guarigione dopo l’intervento di protesi d’anca sono molto variabili e dipendono da vari fattori, tra cui l’età del paziente.
La fisioterapia è una parte molto molto importante del processo di guarigione ed è quindi opportuno pianificare un piano di trattamenti già prima dell’intervento, in modo tale che non si rischi di perdere tempo nel percorso post-operatorio.
Per fare questo è giusto affidarsi a persone competenti che aiutino il paziente nel percorso di guarigione.
Artrosi dell’anca e ginnastica
Un preparatore atletico può aiutarti a rimetterti in piedi.
Dopo la diagnosi del medico e il lavoro del fisioterapista mirato a ristabilire il R.O.M. articolare, a gestire la sintomatologia dolorosa e raggiungere la completa funzionalità dell’arto interessato, l’anca ha bisogno di essere sottoposta a carichi di lavoro che vadano a stimolare in maniera efficiente la componente muscolare affinché l’articolazione risulti più protetta e stabile nel tempo: questo sia nel caso in cui la coxoartrosi sia stata gestita con un trattamento conservativo, sia che si sia optato per l’intervento di artroprotesi.
L’obiettivo di questa fase è creare attraverso l’esercizio fisico un’“impalcatura” muscolare della gamba interessata e della muscolatura del tronco, in modo che i carichi sottoposti dalla posizione eretta statica e dinamica vengano tollerati dalla “struttura-corpo” in maniera economica.
Il preparatore atletico, quindi, ha il compito di strutturare un programma di esercizi che porti il paziente a:
- Consolidare le ampiezze di movimento acquisite nella prima fase riabilitativa.
- Migliorare la capacità propriocettiva attraverso stazioni di lavoro che stimolino il controllo dell’equilibrio e una perfetta distribuzione dei carichi tra i due arti, un’ottimale trofia muscolare per evitare possibili recidive.
L’ideale quindi è proporre allenamenti che vanno dal facile al difficile, dal semplice al complesso, da posizioni in contrazione isometrica a movimenti in dinamica per riportare il paziente, oltre che a un’eccellente funzionalità nelle attività quotidiane, anche a creare quei presupposti coordinativi e condizionali per tornare a una graduale pratica sportiva.
La proposta di allenamento diventerà sempre più specifica verso lo schema motorio dello sport praticato, rendendo il training, oltre che efficace, sempre diverso, stimolante e divertente.
Gli esercizi per trattare l’artrosi dell’anca
COME FUNZIONA UNA SEDUTA-TIPO?
Premesse le dovute differenze individuali di sesso, età, peso corporeo e abitudine a una regolare pratica sportiva, la seduta-tipo prevede dopo una fase di riscaldamento su bike verticale un lavoro che vada a stimolare l’anca dal punto di vista della mobilità articolare su tutti i piani di movimento che appartengono a questa articolazione (flesso-estensione, abduzione-adduzione, intra-rotazione ed extra-rotazione).

Esercizi per stimolare i muscoli
Si passa quindi a esercizi mirati a stimolare la componente muscolare in appoggio monopodalico e bipodalico, a corpo libero con l’utilizzo di piccoli sovraccarichi e/o con macchine di tipo isotonico.

Circuiti di allenamento propriocettivo
Non mancheranno mai circuiti di allenamento propriocettivo attraverso superfici instabili per stimolare e ottimizzare la capacità di equilibrio e distribuzione dei carichi per evitare possibili problematiche alla colonna.
Verranno proposti circuiti di andature differenti per consolidare la capacità di muoversi all’interno dello spazio (avanti-dietro, lateralmente, con cambio di fronte, con cambio di velocità, in accelerazione-decelerazione).

Allenamento sport-centrico
Per chi volesse indirizzare il lavoro atletico verso il ritorno su un campo di gioco, si procederà infine a proposte di allenamento sport-specifiche.
Soffri di artrosi dell’anca?
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