Gli attuali progressi della tecnica agraria erano inimmaginabili fino a un secolo addietro, e certamente cosa più futuristica della “coltivazione senza la coltivazione” non può esistere.
Eppure c’è.
Leggiamo dalla Treccani:
– coltivazione: l’attività del coltivare un terreno, o determinate piante, comprendente varie operazioni che vanno dalla preparazione del terreno alla raccolta del prodotto
Ebbene, se non ci fosse il terreno, agroecosistema complesso la cui biodiversità è fortemente controllata dalle mani dell’uomo per generare biomassa ed energia secondo le esigenze del mercato, in base alle leggi di domanda e offerta, oggi non verrebbe meno la coltivazione.
Poniamo infatti di trovarci in una grande metropoli, di quelle senza un metro quadro di verdi prati, ma affollata da svettanti grattacieli lucidi, chilometri di lingue di cemento e quel traffico apocalittico che rispecchia la frenesia della vita moderna. Poniamo di collocare questa metropoli in una latitudine fortemente ostile alla coltivazione delle fragole: un clima troppo freddo ovviamente arresta la crescita della pianta o addirittura la annienta, con in più un fotoperiodo fortemente avverso, diciamo in pieno Circolo Polare Artico svedese.
Poniamo che tutti gli abitanti della Svezia debbano mangiare a Natale delle fragole 100% autoctone seguendo una irrazionale legge che proibisca di consumare frutti extraterritoriali. Impossibile soddisfare la richiesta della popolazione? Ma no! Oggi gli Svedesi, in un grattacielo fantasmagorico (non che sia ricca di grattacieli, la Scandinavia, sempre così attenta all’impronta umana sull’ambiente) potrebbero coltivare fragole, senza suolo e con un impatto minimo sull’ecosistema, mediante la coltivazione idroponica.
Come altre tecniche di coltivazione senza suolo, l’idroponica è nata per studi di fisiologia vegetale e oggi è usata per produrre varie specie di frutti come meloni, fragole, pomodori, cetrioli, peperoni, melanzane (eh sì, sono tutti botanicamente frutti sebbene li si ritrovino al supermercato in cestini lontani delle albicocche!). La terra è sostituita da un substrato inerte e la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva formata dall’acqua in continuo scorrimento e dai composti per lo più inorganici necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione vegetale.
L’idroponica è conosciuta forse meglio come idrocoltura e consente di produrre vegetali tutto l’anno in modo controllato, sia da punto di vista qualitativo sia da quello igienico-sanitario. Le coltivazioni fuori-suolo si basano in sostanza su una riduzione delle variabili in gioco e, soprattutto, delle reciproche interferenze sostituendo al terreno un ambiente fisico in cui si può controllare quasi alla perfezione, tramite dosaggi millimolari, praticamente tutto ciò di cui la pianta ha bisogno.
CHIAMA ORA!I vantaggi della coltivazione idroponica rispetto alla coltivazione tradizionale
Rispetto alle tecniche ordinarie, l’idroponica manifesta da questo punto di vista vantaggi significativi in quanto si rimuove all’origine il contatto con gli agenti patogeni del terreno. Questi fattori avversi obbligano l’agricoltura convenzionale a ricorrere all’avvicendamento colturale in pieno campo e alla geo-disinfestazione in coltura protetta. In ogni caso, le piante allevate in idroponica manifestano in genere un migliore rigoglio vegetativo e offrono produzioni più elevate non solo per il controllo finissimo dello stato nutrizionale, ma anche per il migliore stato sanitario scevro da inutili fitofarmaci somministrati a scopo precauzionale.
A differenza della coltura tradizionale i punti a favore della coltivazione fuori-suolo sono evidenti in situazioni ambientali dove il substrato non è in condizione di far crescere la coltura in modo ottimale, come ad esempio per terreni eccessivamente rocciosi o sabbiosi. Un altro vantaggio di questo tipo di coltivazione è il minor utilizzo di acqua per ottener il medesimo risultato, indicativamente di un decimo rispetto alla coltura in terra, il che rende questo sistema particolarmente utile in caso di scarsità idrica. Da non sottovalutare poi l’aspetto ambientale visto che l’utilizzo dei fertilizzanti è mirato e non ci sono dispersioni nel terreno, l’utilizzo di diserbanti è assente, mentre quello di antiparassitari è decisamente ridotto.
In termini qualitativi il prodotto mostra uniformità di dimensione e caratteristiche oltre che di qualità organolettiche, costanti in tutta la produzione; le rese per metro quadro di fragole idroponiche? Circa 6 kg, non male davvero!
SCRIVICI SU WHATSAPP!E chi cerca invece frutta e verdura prodotta fuori dalla serra idroponica?
Ma quindi chi ha bisogno di sentire il “sapore” del sole sulla frutta e ricerca solo vegetali fuori serra, che deve fare? Tranquilli tutti! Il sapore degli alimenti dipende dal gusto (equilibrio tra amaro, acido, dolce, salato e umami) e dall’aroma (composti volatili percepiti con l’olfatto).
Se i composti volatili responsabili dell’aroma son generalmente composti a basso peso molecolare (esteri, alcoli, aldeidi, chetoni), per quanto riguarda il gusto il discorso si fa più complesso: la dolcezza per esempio è determinata dalle concentrazioni degli zuccheri predominanti (fruttosio, glucosio e saccarosio) e dal loro rapporto, l’asprezza o acidità sono determinate dalle concentrazioni degli acidi organici predominanti (citrico, malico e tartarico) e dal loro rapporto; alcuni aminoacidi, i mattoni essenziali delle proteine, possono poi anche contribuire a detta acidità.
Minerali come calcio, fosforo e potassio si possono combinare con gli acidi organici e influenzarne la percezione. Le sostanze fenoliche contribuiscono anch’esse all’acidità oltre che alla sensazione di astringenza. Ecco, il sapore delle verdure o dei frutti deriva da tutti questi composti e dal rapporto che c’è tra di loro.
Inoltre non dimentichiamoci che:
«Il rapporto tra di loro proviene in sostanza dalla genetica della pianta, dalle condizioni climatiche in cui si trova (temperatura, luce, umidità) e da tutta una serie di altri fattori, come l’irrigazione o la concimazione, che, se vengono modulati bene, possono dare origine ad un prodotto di qualità elevata (e la tecnica idroponica in ciò non si batte!)»
E si potrebbe anche osare un po’ di più: se si aumentassero gli stress che la pianta vive, magari incrementando la salinità della soluzione nutritiva, essa reagirebbe producendo sostanze preziose per difendersi da tali avversità; questi composti sono gli antiossidanti, le vitamine e i pigmenti che rappresentano una difesa naturale da parte del vegetale contro l’ambiente ostile che lo circonda, e che potrebbero raggiungere concentrazioni inaspettate, alla stregua di veri e propri integratori di microelementi!
Personalmente resto in attesa della diffusione delle super-fragole idroponiche, belle e buone (per la nostra salute e probabilmente per la salute del Pianeta).
Massantini, F. (1962) Rilievi sulle caratteristiche qualitative di frutti di pomodoro provenienti da coltivazioni normale e da coltivazioni di serra ordinaria e idroponica. Rivista di ortofrutticoltura italiana, vol.46, no. 5, pp. 410-421.
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Apparato di coltura idroponica: https://patentimages.storage.googleapis.com/24/a9/35/a1329fb897e658/US5887383.pdf
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Amerine, M. A., Pangborn, R. M., Roessler, E. B. 1965. Principles of Sensory Evaluation of Food. New York: Academic. 144.