Cosa sono i pasti sostituitivi dimagranti
Il Regolamento (UE) 2017/1798 definisce i pasti sostitutivi come prodotti alimentari, simili a quelli normalmente presenti in commercio, utilizzati e appositamente formulati per il controllo del peso corporeo e contenenti un minimo di 600-1200 kilocalorie giornaliere.
In vendita ve ne sono di ogni tipo e marca, ma molto spesso saranno loro a trovare noi grazie alle numerosissime campagne pubblicitarie che, specialmente in determinati periodi dell’anno, affollano i nostri mezzi di comunicazione. L’obiettivo di queste operazioni commerciali è una tipologia di consumatore particolarmente sfiduciata dai falliti tentativi di dimagrimento e vulnerabile a messaggi che promettono i risultati desiderati senza sforzi.
In questo articolo andremo a vedere per quale motivo le diete con i pasti sostitutivi sono tanto popolari e ne indagheremo le ragioni, che hanno a che fare prevalentemente con l’aspetto psicologico.
Come funzionano i pasti sostitutivi per perdere peso
Una volta sedotti da queste sirene e forti dell’entusiasmo iniziale, le diete con i pasti sostitutivi – poiché fortemente ipocaloriche – in prima battuta determinano repentini cali di peso; quello che però la bilancia non dice è che a diminuire sono prevalentemente i muscoli e i fluidi corporei.
Quello a cui spesso non si pensa però, è che il 18% del nostro metabolismo basale è dovuto alla massa muscolare e dunque qualsiasi regime alimentare che vada a intaccarne la quantità ha come conseguenza una riduzione della capacità di spesa energetica. Il risultato?
I pazienti che seguono questa tipologia di diete vanno incontro con altissima probabilità a quello che viene indicato con il nome di effetto yo-yo: il calo iniziale di peso corporeo (in questo caso, di massa magra), una volta riprese le abitudini alimentari precedenti, viene compensato da un aumento della massa grassa, determinando un peggioramento della composizione corporea e dello stato metabolico.
A questo si aggiunge una considerazione importante: gli alimenti non sono semplici somme di molecole bensì miscele variabili ed eterogenee di composti di interesse nutrizionale, matrici che finora è stato impossibile ricreare artificialmente in laboratorio. Una dieta basata sui pasti sostitutivi rischia di essere inadeguata nel soddisfare i fabbisogni nutritivi: tali prodotti, dunque, andrebbero intesi soltanto quali coadiuvanti nel processo di dimagrimento e non come componenti esclusive del proprio piano alimentare.
Senza contare che i pasti sostitutivi fin troppe volte non tengono conto del valore altamente simbolico, edonico e sociale del cibo: rappresentano quindi una valida alternativa alla dieta? Nel prossimo paragrafo risponderemo a questa domanda.
Sono quindi una valida alternativa alla dieta?
La parola dieta deriva dal greco “δίαιτα” (modo di vivere) e nell’antica medicina greca comprendeva un insieme di abitudini (sana alimentazione, regolare attività fisica, adeguato riposo notturno, ecc.) volte a mantenere lo stato di salute. Un’alternativa a uno stile di vita sano, magari meno “faticoso” come quello che prevede di utilizzare dei prodotti sostitutivi dei pasti è, pertanto, un'illusione.
Queste soluzioni, fortunatamente, non vengono seguite per un lungo periodo poiché molte persone si stancano delle regole e dei limiti rigidi. Inoltre, la demonizzazione di alcuni gruppi alimentari, oltre a esporre al rischio di carenze nutrizionali, influenza negativamente il nostro rapporto con il cibo anziché sviluppare le capacità per evolvere un rapporto sano con alimentazione e peso.
Tutte le diete alla moda non insegnano a prendersi cura della propria salute, offrendo risposte veloci a problemi cronici. Nella consapevolezza che non esistono soluzioni miracolose e alternative a uno stile di vita sano, sarà compito dei professionisti sanitari educare e accompagnare i propri assistiti verso un progressivo miglioramento del proprio stile di vita –l’unica risposta efficace e scientificamente valida nell’assicurare un buono stato di salute.
Perché questi regimi alimentari ci affascinano?
Le diete alla moda, comprese quelle con i pasti sostitutivi, si basano su delle promesse accattivanti che mirano a soddisfare i desideri delle persone con messaggi del tipo:
- Perdita di più di 1 kg a settimana senza dover cambiare in alcun modo il tuo stile di vita;
- Miracolosi alimenti “brucia-grassi”;
- La limitazione di interi gruppi alimentari, per esempio latticini e carboidrati, oppure l’assunzione di un solo tipo di cibo;
- La sostituzione degli alimenti con integratori, ingredienti costosi o prodotti speciali;
- Particolari combinazioni in base al tipo genetico o al gruppo sanguigno;
- La correlazione tra il sovrappeso e le intolleranze alimentari;
- Storie di successo personali e nemmeno a dirlo, scarse evidenze scientifiche;
- Presunti "segreti" che i medici ignorano o "che non vogliono che tu sappia".
Proclami di questa natura, apparentemente troppo audaci, possono far breccia in coloro ai quali è stato consigliato, da professionisti sanitari, un netto miglioramento delle abitudini quotidiane.
La naturale opposizione a questo cambiamento può risvegliare in noi delle vere e proprie convinzioni pseudoscientifiche, tali da farci selezionare le informazioni in maniera coerente a queste, scartando le evidenze scientifiche in quanto dissonanti e complesse.
Come difenderci dalle bufale
I pasti sostitutivi dimagranti sono soltanto uno dei numerosi esempi di regimi alimentari che rappresentano un concreto rischio per la salute, ma offrono uno spunto di riflessione interessante per tentare di capire come funziona la mente umana.
Come affermato qualche anno fa da Richard Thaler, premio Nobel per l’economia del 2017, l’uomo non è una macchina pensante che si emoziona, ma un essere emotivo che pensa. I messaggi prima elencati mirano a entrare in risonanza con le nostre pulsioni e per questo sono estremamente efficaci.
In rete adesso è possibile trovare di tutto, dalle informazioni sanitarie false a quelle certificate, ma la differenza tra le une e le altre spesso (seppur non sempre) è comprensibile soltanto a chi è del mestiere. Due fenomeni in particolare spiegano il motivo per cui possiamo essere resistenti alla scienza:
- Assimilazione faziosa, che si genera quando forti emozioni o questioni identitarie si legano a un dubbio. Ogni tentativo maldestro di scardinare questo meccanismo ignorandone le cause primarie porta a un consolidamento dello scettiscismo.
- Ragionamento motivato, ovvero la meticolosa selezione delle informazioni in modo che corrispondano alle nostre convinzioni.
La divulgazione scientifica è un compito davvero complesso in quanto, insieme all’esposizione di fatti provenienti da evidenze scientifiche robuste (possibilmente avvalendosi degli stessi mezzi di comunicazione adottati dai venditori di fumo), deve avere particolare cura nell’esporre i contenuti tenendo presente tutti gli aspetti psicologici che possono esserci dietro le credenze individuali.
BDA – The Association of UK Detitians. (2021, settembre). Fad Diets. Tratto da BDA – The Association of UK Detitians: https://www.bda.uk.com/uploads/assets/c67fc468-a3a0-45d6-838a6e36f260be67/d24338a9-f7ca-4c47-b6f7d7436f6095b0/Fad-Diets-food-fact-sheet.pdf
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