
Il paziente
- Uomo, 32 anni, ingegnere informatico
- Sport: padel agonistico 4 volte a settimana
- Nessuna patologia
L’infortunio
Il paziente era un giocatore abituale di padel, che praticava almeno 4 volte a settimana. Aveva visto su Internet qualche esercizio di stretching che eseguiva regolarmente prima e dopo l’attività fisica. Durante il primo lockdown aveva lavorato tanto da casa e la postazione di lavoro non era adeguata come quella in ufficio. Inoltre aveva interrotto bruscamente l’attività sportiva e aveva anche smesso di fare esercizi di stretching.
Alla riapertura aveva ripreso a giocare con la stessa frequenza, ma dopo un paio di settimane ha iniziato a provare dolore al gomito destro, soprattutto la mattina dopo la partita. Non si era fermato ma poi il dolore si è fatto sempre più intenso, tanto da limitare le semplici attività della vita quotidiana come sollevare una bottiglia piena di acqua, girare la chiave di casa e così via. Dopo i primi tentativi di mettere ghiaccio e anti-infiammatori per bocca, la situazione non passava e ha deciso di sottoporsi a una visita fisiatrica.
La visita e la diagnosi
Il medico ha subito sospettato epicondilite e, per conoscere la gravità della situazione, ha prescritto al paziente un’ecografia che ha rilevato un ispessimento con aspetto ipoecogeno del tendine con spot calcifici da verosimile calcificazione intratendinea
La terapia e la guarigione
Il medico ha prescritto un ciclo di fisioterapia di tecarterapia, laserterapia e ultrasuonoterapia, accompagnato da trattamento miofasciale dell’avambraccio per decontrarre la muscolatura piuttosto tesa. Ovviamente veniva raccomandata astensione dall’attività sportiva durante il periodo di terapia.
L’epicondilite è una delle più antipatiche tendiniti e infatti il periodo di risoluzione è piuttosto lungo. Dopo le prime 15 sedute la situazione era migliorata ma non troppo: non c’era più dolore nelle attività della vita quotidiana, ma bastava un piccolo sforzo maggiore (tipo sollevare la cassetta dell’acqua) per farlo tornare con la stessa intensità. A questo punto il fisiatra ho deciso di prescrivere un ciclo di 5 sedute di onde d’urto focalizzate, con una cadenza di una seduta ogni 5-7 giorni. Il trattamento, seppure doloroso durante la sua esecuzione, si è rivelato molto utile già dopo le prime 2 sedute. Il paziente ha recuperato ottimismo sulla buona riuscita del trattamento ed è diventato sempre più speranzoso una volta che il fisioterapista gli ha spiegato che il massimo effetto si può avere anche dopo 30 giorni dalla 5° seduta. A 2 mesi dall’inizio dei trattamenti, finalmente il dolore si è debellato del tutto e il paziente ha potuto riprendere la sua attività sportiva preferita.
Diego Bagnato
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